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giovedì 13 maggio 2010

Rise and rise again, until lambs become lions

C’è un Robin leale, carismatico e ribelle; una Marion combattiva, affascinante e (quasi) indomabile; ci sono gli allegri compagni che sono, giustamente, allegri; c’è Fra’ Tuc che è un simpatico beone; c’è lo sceriffo sfigato; c’è un principe Giovanni viscido e pavido. Insomma, c'è tutto quello che ci si aspetta da un film su Robin Hood, con l’aggiunta di qualche interessante variazione. E con un cast della madonna.
Altro che il gladiatore con arco e frecce, questo è meglio.
Poi però, arrivato a metà film, al buon Ridley scappa il piede sull’acceleratore e il preannunciato orgasmo cinematografico si risolve in una venuta un po’ troppo frettolosa, con certe soluzioni narrative un po’ tirate per i capelli. Film comunque avvincente e dinamico, senza troppa retorica e con belle scene d’azione. Meglio de Le Crociate ma Massimo Decimo Meridio e il poco conosciuto Robin Hood di John Irvin restano un gradino più in su.

QUI TROVATE LA VERSIONE APPROFONDITA (ATLANTIDEZINE)

venerdì 19 febbraio 2010

Noi siamo una generazione caffè e sigarette

Tavolini, scacchi neri e bianchi, telecamere fisse. Equivoci, ipocrisie, invidie. Nomi sbagliati, appuntamenti imminenti, relazioni sfuggenti e affrettate. E, ovviamente, caffè e sigarette. Con questi elementi e con un cast meraviglioso Jim Jarmusch confeziona un piccolo gioiello da cineteca.
Fra un incipit luminoso e frenetico e una finale lento, buio e malinconico c’è tutto un succedersi di micro-episodi più o meno surreali – geniale quello con GZA, RZA e Bill ‘inculafantasmi’ Murray – molto teatrali e accomunati da una costante tensione, declinata in sfumature sempre diverse.
Si rimane rapiti, nella continua attesa di un qualcosa che non arriva, finché, alla fine, non resta che brindare alla vita.
Per i fan di Jarmusch: occhio alle autocitazioni.

sabato 23 gennaio 2010

Il ritorno del re

Giunta al terzo capitolo, la trilogia del Signore degli Anelli conferma ciò che già si era intuito nei primi due film: la trasposizione della saga tolkieniana è perfettamente riuscita, impreziosita dal tocco personale del regista – la cascata di teschi, le sequenze nella tana di Shelob – e coinvolgente quanto il libro. Miranda Otto (Eowyn) e John Noble (Denethor) sono comprimari di lusso, l’arrivo dei Rohirrim a Minas Tirith è da erezione cinematografica e il climax epico iniziato ne Le due torri raggiunge il giusto apice.
Non mancano gli scivoloni, le madonnate di Legolas hanno sempre un che di gratuito e il finale è infinito ma ciò non toglie che quello di Jackson sia cinema di meraviglia, stupore e dramma, che sa regalare emozioni nel pieno rispetto dall’opera da cui è tratto.

venerdì 22 gennaio 2010

La battaglia per il Fosso di Helm è finita. Quella per la Terra di Mezzo è appena cominciata

Là dove il primo capitolo introduceva e spiegava, il secondo incalza e coinvolge. Ne Le due torri il ritmo si fa più serrato, il livello drammatico sale e lo spessore di molti personaggi cresce, grazie anche a performance interpretative degne di nota. Jackson alza il tiro e dirige con mano salda, alternando le vicissitudini della Compagnia ormai divisa senza mai confondere, in un crescendo di epica e tensione narrativa. Non mancano le finezze – Gollum, la vestizione di Theoden – culminanti nella battaglia al Fosso di Helm e nella splendida cavalcata finale dei Rohirrim, da cineteca.

giovedì 21 gennaio 2010

L’inizio del viaggio

Magniloquente e grandioso, La Compagnia dell’Anello è forse il più didascalico della trilogia di ispirazione tolkieniana, costretto com’è a introdurre il mondo che fa da cornice al viaggio della Compagnia e gli eventi che lo causano. Jackson si prende qualche libertà rispetto al libro e di certo il film non passerà alla storia per la sua regia, benché dignitosa, ma chissenefrega: bastano i primi sguardi alla Contea o la comparsa del Balrog per capire che lo spirito del Signore degli Anelli è stato rispettato in pieno. C’è l’epica, c’è l’eroismo dei semplici, c’è la profondità di un’ambientazione creata fin nei minimi dettagli. E in più c’è un cast azzeccato, a partire dal superbo Gandalf di McKellen, e un’indovinata colonna sonora.

martedì 24 marzo 2009

La regina Cate

In Elizabeth, the Golden Age ci sono spagnoli cattivi e fanatici, il pirata Owen che fa il figo, tradimenti, amori, invidie e una battaglia navale con suggestivo finale incendiario. E poi c'è Cate Blanchett in tutta la sua espressività. Ironica, autorevole, impaurita, sola, forte; vistose parrucche, capelli corti, lunghe trecce su un'armatura lucente, occhi di pietra e splendidi sorrisi. Una presenza che tiene sulle spalle tutto il film.
Manca però qualcosa: l'intensità, la passione e il grande respiro della storia che, come spesso accade in questo genere di cinema, è ridotta ad ambientazione e scenografia, semplificata e stereotipizzata.
Discreto.

Greylines