Le mie foto
Apocalypse Now, Beastie Boys, 3, The Blues Brothers, la mia famiglia, Tolkien, le sere d’inverno a Pavia, Nimradil, Dungeons & Dragons, il Giappone, Vampires, Fabrizio De André, Clerks, le donne con un bel sorriso, i Peanuts, Ernest Hemingway, Alanis, V for Vendetta, The Smashing Pumpkins, Kayser Soze, le Città invisibili, l’ironia, Barcellona, le Cronache del ghiaccio e del fuoco, Leon (che nome cazzuto), il basket, Fight Club, Sergio Leone, il Cavaliere Oscuro, Cuore di tenebra, Scrubs, Megres, il tiramisù di mia madre, Italo Calvino, le infinite storie bellissime, Impressione del sole nascente, Magic Johnson, Borges, Kill Bill, Il nome della rosa, Franco Battiato, il cinismo, Allen Iverson, Blade Runner, il vino rosso, Berserk, le donne con un bel culo, Exalted, l'evoluzionismo, l’Alhambra a Granada, Watchmen, Gli Elefanti di Dalì, il mio cane, Ray Bradbury, i Subsonica, Neil Gaiman, le vignette di Altan, la Storia Infinita, Road Trip, Vivrel, Uma Thurman, i tramonti, Jojo, le spade (medievali e katane), i destini incrociati, Il Settimo Sigillo, Daniele Luttazzi, le donne con delle belle mani, le pagine che scrivo…

giovedì 2 giugno 2011

Quando la leggerezza si inceppa

Lascia l’amaro in bocca questa raccolta di racconti di Schmitt. Ci si chiede dove sia finita quella grande capacità – di cui l’autore francese aveva dato ampia prova in altre occasioni – di rovistare a fondo nell’animo dei propri personaggi fino a portare a galla la complessità, e al tempo stesso la semplicità, dei loro sentimenti.
La scrittura di Schmitt è pulita e scorrevole, d’accordo, e alcuni racconti sono interessanti.”Carini”, verrebbe da dire. È sullo stile, però, che casca l’asino. Invece di far trasparire gli stati d’animo dei personaggi attraverso quei dialoghi serrati e intensi che sa scrivere, l’autore francese decide di spiegare per filo e per segno cosa avviene nella loro testa. Il tono si fa didascalico, troppo esplicito e per niente allusivo, e le situazioni diventano prevedibili, a volte fastidiosamente caricaturali. Stupisce poi che proprio il racconto che dà il titolo al libro, e che nasce dal film che l’autore ha diretto, sia il più banale di tutti.
Un libro leggibile, insomma, senza aspettarsi troppo, per poi dimenticarlo in fretta.

0 commenti: