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martedì 20 settembre 2011

Lo Spielberg d’Oriente colpisce ancora.


È palese che per Tsui Hark la coerenza di una trama e la sua spettacolarità siano destinate a una convivenza poco pacifica. Siccome lui si gasa parecchio per la seconda, va da sé che si fa pochi problemi a sacrificare la prima, se necessario. Il che ci può stare per certi film, ma se vuoi raccontare una storia investigativa allora io do peso ai dettagli, e se quei dettagli sono confusi e non sempre curati allora ci sta che mi venga da storcere il naso. Sull’ambientazione di Detective Dee niente da dire se non “bravo”: questa Antica Cina molto wuxia e con spruzzate di fantasy funziona, e pure i personaggi sono interessanti. A metà film, però, fra calci, pugni e robe strane non si capisce più tanto bene chi sta con chi e chi ce l’ha con chi e via dicendo. Forse che Tsui Hark vuole farci capire che la faccenda è incasinata? O magari era troppo preso dall’ennesima piroetta con fendente laterale multiplo per dedicarsi a quisquilie come la narrazione? Nel finale, Dee sventa il piano del cattivone, che però riesce lo stesso solo per permettere a Dee di sventarlo di nuovo con un eroico intervento sul filo del rasoio, per poi propinarci il discorsone ispirato finale, dal che capiamo che la morale del film è la brutta copia di questo.
Alla fine si resta con la sensazione che qualche acrobazia di meno e qualche sforzo in più a livello di trama avrebbero evitato a Detective Dee di fermarsi alla categoria “carino, però…” 

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